venerdì 16 dicembre 2011,

Questo romanzo è il primo di una serie che narra le vicissitudini di Anita Blake, Risvegliante e ammazza vampiri. Scritto nel 2003, è l'opera prima della Hamilton. Nel frattempo l'autrice avrà imparato a scrivere? Ho fatto fatica a seguire lo svolgimento delle azioni, troppo veloci e poco chiare. La Hamilton è sicuramente votata all'azione più di qualsiasi altra cosa, tanto da far risultare tutto il resto un mero contorno degno di essere appena nominato.
Il ritmo della narrazione è troppo rapido.
Le frasi sono a volte così taglienti da risultare noiose e ripetitive. Le descrizioni si soffermano su particolari che, a mio avviso, sono di poca importanza. Che senso ha descrivere le piante che adornano l'ufficio fino a risalire al nome latino e non dire quasi nulla della protagonista o degli altri personaggi principali, soprattutto quelli soprannaturali?
Il linguaggio è scarno, privo anche solo di sinonimi o di metafore.
I luoghi e l'ambientazione non sono descritti o giustificati, non sono spiegati in alcun modo.
La protagonista, Anita, non ha background. Sappiamo pochissimo del suo passato e del suo presente.
Ad ogni personaggio vengono dedicate solo un paio di frasi di introduzione, anche se si tratta di vampiri, i co-protagonisti di tutta la vicenda. Di loro non si sa molto, a parte che mordono, succhiano il sangue, hanno poteri psichici e sono più forti più antichi e vecchi sono. Nulla di nuovo.
Gli unici personaggi con un minimo di potenziale sono Jean-Claude, che compare ben poco e di cui non si sa nulla di particolare, e Philip, il quale ha un backgound interessante, ma viene ucciso prima ancora che ci si possa veramente affezionare a lui.

Anita lotta contro il tempo e la Master, capo dei vampiri della sua città che ha minacciato di morte la sua amica Chatrine della quale, ancora una volta, non sappiamo nulla. Insomma, c'è una perfetta sconosciuta da salvare e un assassino dei vampiri da trovare sotto la minaccia della potentissima Master. Tutti gli indizi raccolti fino ai capitoli finali si rivelano inutili, perchè tutto si risolve con un lampo di intuizione dell'ultimo minuto della protagonista. Quindi siamo stati in ballo a leggere pagine e pagine senza che servissero a qualcosa. E va bene. Sparatorie, sangue a palate, cinismo spicciolo e armi da taglio e da fuoco, mi hanno fatto sentire come in uno di quei film in cui i nemici spuntano come funghi e qualcuno tenta di ucciderti fra un pasto e l'altro senza che tu abbia inquadrato bene la situazione.
Ultimi capitoli: scontro diretto fra la Master Nicolaos e Anita. Beh, potevate dirlo che bastava uccidere un vampiro di più di mille anni con qualche colpo di spada volto a tranciargli la testa. Tutti i mega, super, ultra poteri della suddetta Nicolaos devono essere improvvisamente svaniti nel nulla. O forse, il potere conferito ad Anita da Jean-Claude (vorrei sapere che diavolo siano questi riti dei vampiri, ma non è dato sapere nemmeno questo) l'ha protetta dal potere centenario della Master? Eppure Jean-Claude è molto meno potente di Nicolaos... Boh! In questo groviglio di eventi, non c'è spazio per i sentimenti, a parte qualche lacrima di coccodrillo in conclusione, che per altro rende ancora più antipatica ai miei occhi la protagonista: "Sono la Sterminatrice, e io, coi vampiri, non ci esco. Io li ammazzo."
Poco coinvolgente, alla fine nulla è più spaventoso dei pinguini di peluche con i quali dorme Anita. Un triller horror dovrebbe spaventarmi. Dovrebbe farmi provare delle emozioni. Insomma, qui manca qualcosa, o forse manca tutto.

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