giovedì 26 gennaio 2012, 0 comments

Primo romanzo della saga di Christopher Paolini, Eragon non conquista se non per l'entusiasmo che l'autore riesce a comunicare.

Quando Eragon trova una liscia pietra blu nella foresta, è convinto che gli sia toccata una grande fortuna: potrà venderla e nutrire la sua famiglia per tutto l'inverno. Ma la pietra in realtà è un uovo. Quando si schiude rivelando il suo straordinario contenuto, un cucciolo di drago, Eragon scopre che gli è toccato in sorte un'eredità antica come l'Impero. Forte di una spada magica e dei consigli di un vecchio cantastorie, dovrà cavarsela in un universo denso di magia, mistero e insidie, imparare a distinguere l'amico dal nemico, dimostrare di essere il degno erede dei Cavalieri dei Draghi.

Il libro è scritto da un ragazzino e lo si avverte in ogni sua componente: la trama è banale e prevedibile, linguaggio e descrizioni rispecchiano la poca maturità emotiva e stilistica dell'autore, i dialoghi spesso non si reggono in piedi a livello logico e vengono impropriamente usati per comunicare informazioni al lettore o suggerirgli direttamente cosa è bene che lui pensi, senza mai cercare di camuffare l'espediente in qualche modo.
Nulla di nuovo sotto il sole: cavalieri, draghi, elfi, nani, maghi e uomini contro il malvagio re dell'impero che si limita ad esistere solo per sentito dire poiché di fatto non compare mai né compie direttamente delle azioni, tanto da far supporre che non esista affatto.
I personaggi, protagonista compreso, non hanno alcuna profondità, non sono costruiti.
Dire che un personaggio prova un emozione o si trova in un particolare stato d'animo non equivale mai alla descrizione di quel personaggio mentre prova quell'emozione o si trova in quel dato stato d'animo; in questo modo non c'è partecipazione o immedesimazione da parte del lettore e nulla è credibile.
Eragon dovrebbe essere un rozzo contadino ignorante (anche se abbiamo fin da subito delle riserve sulle sue reali origini perché l'autore non ha abbastanza sale in zucca da tacere il fatto che "Eragon" sia il nome del primo elfo, oppure da far credere al suo personaggio di chiamarsi in un altro modo e rivelargli tutto a tempo debito), ma si comporta sempre in modo ineccepibile in qualsiasi occasione. Per Paolini "ignorante" è un semplice sinonimo di "analfabeta" e anche questo concetto ha delle limitazioni, invece di ottenere un raggio più ampio e interessante.
Il mentore di Eragon, Brom, non riesce a fingersi semplice vecchio cantastorie nemmeno per un minuto, spiattellando fin da subito una conoscienza che pare quanto mai sospetta.
Murtagh, compagno di viaggio saltato fuori dal nulla per mera convenienza, è un ragazzino bipolare che salta dalla rabbia all'apatia totale in pochissime pagine e di cui Eragon si fida senza battere ciglio nonostante le proteste di qualunque lettore pensante. Le rivelazioni su questo e altri personaggi sono insipide e scontate, tanto poco fa l'autore per tenerle nascoste grazie anche a dialoghi pessimi e mal gestiti.

L'unica nota positiva è appunto l'entusiasmo che si nasconde fra le righe di un romanzo scritto da un quindicenne, ma se la giovane età giustifica l'autore per le ovvie, palesi e prevedibili lacune dello stile e della forma, non permette al romanzo di elevarsi dal livello dei componimenti di carattere puramente amatoriale di qualsiasi coetaneo, ed evidenzia la fortuna di Paolini nell'avere dei genitori proprietari di una casa editrice.

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mercoledì 18 gennaio 2012, 0 comments
Dovete sapere che l'ordine non è una delle mie qualità di spicco. Io accatasto, ammucchio e poi, inevitabilmente, dimentico. Ecco quindi, che dal caos emerge un foglietto spiegazzato di cui mi ero completamente dimenticata dato che giaceva sepolto da più di sei mesi, strano eh?
Ad ogni modo, il foglio altro non è che un elenco di appunti e annotazioni fatti durante un incontro gratuito (anzi, hanno regalato a tutti i presenti un blocco per schizzi e una matita) organizzato dall'Accademia Europea di Manga.

Corsi e Scuole in Italia.
In questa lezione introduttiva tenuta da Federica di Meo, una dei docenti, oltre all'illustrazione dei corsi dell'Accademia e di quelli della Manga Summer School (mirati esclusivamente alla tecnica manga, diversamente da altre quali la Scuola Comics e la Scuola Dei Fumetti di Roma), si sono affrontati argomenti inerenti ai materiali da utilizzare, ai ruoli di mangaka e assistenti, alle varie fasi di elaboraione per la realizzazione di un manga e c'è stato anche il tempo per una lezione di disegno sulle proporzioni (manga) del viso e del cranio umano. Ora, al di là di alcune mie ferme perplessita su alcuni dei punti citati, penso che una panoramica sull'argomento possa essere utile, interessante o chiarificatrice per chiunque sia appassionato di manga e/o voglia interagire con questo mondo.
Per tutte le informazioni sui corsi, vi rimando al sito, è tutto scritto lì, inutile che ve ne parli io. Se volete conoscere la mia opinione spassionata, secondo me sono dei corsi che, in parte, possono risultare inutili, oltre ad avere prezzi relativamente considerevoli.

Cosa Fanno Mangaka e Assistenti.
Per quel che riguarda i ruoli di mangaka e assistenti e le varie fasi di elaboraione di un manga, ho trovato il discorso molto interessante e illuminante su alcuni aspetti perché mi ero sempre chiesta cosa cavolo se ne facesse un mangaka di una decina di assistenti.
Il mangaka è il disegnatore principale, ideatore della storia e sceneggiatore della stessa, salvo per i casi di collaborazione. Egli disegna a matita i personaggi principali e i secondari solo se il disegno è grande e/o se tali personaggi interagiscono con gli sfondi; si occupa inoltre di inchiostrare i personaggi principali.
Gli assistenti possono avere vari incarichi a seconda del grado di esperienza. Ognuno di loro svolge un compito preciso: disegnare i personaggi più piccoli, disegnare gli sfondi, inchiostrare i personaggi, inchiostrare gli sfondi, retinare le tavole (ovvero applicare i retini ai disegni; il retinatore è lievemente più importante degli altri), bianchettare gli errori, cancellare la matita, portare caffè e fare commissioni.

Fasi per la Realizzazione di un Capitolo di un Manga.
Realizzare un manga richiede di seguire determinati procedimenti e l'impiego di materiali specifici.
La prima fase riguarda la sceneggiatura in cui si programma cosa fa il personaggio e cosa dice. La parola d'ordine, inutile dirlo, è vendere. Ogni capitolo realizzato va presentato all'editore che ha potere sull'andamento della storia e può decidere sulla vita o sulla morte di un personaggio (tutto questo in un contesto di una serie in pubblicazione).
La sceneggiatura si compone a sua volta di due fasi:
- name no name
- name
Il name no name è lo storyboard dello storyboard in cui vengono decise le inquadrature e a fianco degli schizzi viene aggiunta la descrizione e il testo dei baloon.
Il name è la sceneggiatura definitiva che viene presentata al proprio redattore; quando il name viene approvato si passa alla fase successiva: la lavorazione.
Le fasi successive sono quelle relative a:
- disegno a matita
- inchiostrazione delle tavole e campiture
- cancellazione della matita
- applicazione dei retini e/o del tratteggio.

Link Utili.
Elenco Editori Italiani di Manga
Manga: come nascono
Come finziona una Casa Editrice di Manga
Chi è il Mangaka 


I Materiali.
A questo punto è possibile aprire una violenta diatriba riguardo i materiali. Occhio, non fatevi male.
Chiunque abbia preso la matita in mano non solo per fare le parole crociate sa che in quell'universo compresso e complesso che è la cartoleria c'è una varietà di materiali e marche da far girare la testa. Tranquilli, non siamo qui per aprirci un varco nel mare di queste infinite possibilità, ma per fare chiarezza su alcuni aspetti.
Presi dalla smania e dall'eccitazione di cominciare a lavorare al vostro manga, ammesso e non concesso che abbiate avuto l'illuminazione, potreste essere persuasi fino alla convinzione profonda che vi necessitino alcuni materiali dicui invece potete fare decisamente a meno.
Di tutto il materiale di cui, secondo quanto esposto in questo incontro, un mangaka professionista ha bisogno mi sento di consideare parzialmente indispensabili solo un paio di cose, perché, se ancora non lo sapete, tutto il materiale da manga arriva dal giappone o comunque da case di produzione extraeuropee che distribuiscono negli altri continenti. E queste cose, indovinate un po'? Costano. Evviva evviva.

Costi e Opzioni: la Carta.
A cominciare dalla fase di sceneggiatura esistono carte specifiche per il name no name e per il name, che altro non sono che fogli su cui è stata stampata la squadratura specifica. Il blocco per lo storyboard di questo tipo della Canson ("Comic Book Layout Pages") da 35 fogli costa circa € 6,00.
Per il name invece, della marca Deleter abbiamo il blocco da 40 fogli "Comic Trough Sketch paper", ovvero carta leggera per storyboard e bozze dotata di guide azzurre per riferimento. Prezzo € 4,60. L'alternativa è usare una Moleskine Storyboard Large da € 15,00.

Vediamo di risparmiare questi soldi.
Un pre-storyboard, così come lo storyboard stesso non è niente che non si possa fare a mano su un quaderno qualsiasi (il name no name, ammesso che lo facciate, lo vedrete solo voi) o sull'ultimo dei vostri fogli di recupero o da schizzo (blocchi da 100/200 fogli non costano più di 2/3 € e si trovano in qualsiasi supermercato). Gli stessi possono essere usati per i disegni preparatori dei personaggi.

Quando si parla di carta per le tavole il discorso si fa più complicato.
Tanto per cominciare sono prodotti che non si trovano facilmente perché non tutte le cartolerie e i negozi di belle arti trattano questi articoli. Se non riuscite a reperire nelle vicinanze un negozio fornito di tali attrezzature l'unica via rimane internet.
Il formato del foglio per una tavola manga è il B4, da (almeno) 135 g; quello per le doujinshi (doujin-size) è il comune A4 (21x29,7 cm).

Se avete intenzione di realizzare una doujinshi (per esclusivo uso amatoriale, ovvio) mi pare una spesa inutile quella dei  € 6,60 per il blocco della Deleter da 40 fogli con squadratura blu. Prendete un comunissimo blocco Fabriano F2 (24x33cm da 110 g.) o F4 (24x33cm da 220 g.) liscio o ruvido a seconda delle vostre preferenze o esigenze e adoperatevi con righello e squadre per la squadratura specifica (con mina blu o, meglio, color azzurro ciano, invisibile nella scansione e stampa in bianco e nero anche se difficile da reperire in cartoleria). Un blocco Fabriano F2 da 10 fogli costa circa € 2,00 e si trova ovunque.



Per la carta da manga professionale in formato B4 la marca Deleter e la linea Fanboy Paper della Canson offrono più di un'alternativa per la squadratura e la grammatura.
Il "Manga Art Boards" della Canson (250/300 g) con la squadratura in ciano da 15 fogli dovrebbe costare circa € 8,00. I prezzi della Deleter sono inferiori, ma la lo è anche la grammatura dei fogli: un blocco da 40 costa mediamente € 10,00.

Le altrenative di queste marche così come di altre che non ho citato o che probabilmente non conosco sono ovviamente molteplici. Quelle che vi ho proposto sono le più facilmente reperibili e le più abbordabili per quanto riguarda il prezzo.


Link Utili.
fanboypaper.com
deleter.com
mangaeden.eu
fabriano.com
amicucci.it
winsornewton.com/superfici per disegni e bozzetti
poggi1825.it
bellearti.it




I Materiali (2).
Dopo una panoramica sulla carta che mi sembrava doverosa (un buon supporto su cui lavorare è una buona base di partenza), il discorso sui materiali ha toccato in maniera più ampia la fase relativa all'inchiostrazione.
Non vi nascondo che quando s'è parlato di usare inchiostri e gomme provenienti dal Giappone non so quale forza mi abbia impedito di ribaltarmi sulla sedia. E sottolineo fin da subito che mi rifiuto di darvi una panoramica sulle gomme. Ma vediamo nel dettaglio...

Costi e Opzioni: Pennini, Pennelli, Pennarelli.
I pennini da inchiostrazione che utilizzano i mangaka sono comunemente tre: il G-Pen (per le linne più spesse e in primo piano), il maru e il saji (per le linee più sottili e per i dettagli dello sfondo).
Il kit della Deleter che comprende uno di questi pennini per tipo con un porta-pennino costa in media 13,00 €.



Probabilmente esistono altre marche che producono questi tipi di pennino, ma io non ne sono a conoscenza anche se ammetto di non essermi data tanta pena nella ricerca. Il motivo è fra i più banali: il prezzo.
Lo trovo inaudito, così come trovo altrettanto inaudito che, con tutte le marche facilmente accessibili in un buon negozio di belle arti a prezzi quanto mai contenuti, io debba andare a comprare un pennino che viene da oltre oceano.
Una comune cannuccia porta-pennino piccola costa in media 1,00 € (quella grande 2,00 €) in qualsiasi cartoleria e sono disponibili in diversi materiali (legno, plastica, metallo).
Il pennino maru e il saji, che in sostanza servono per i dettagli e le linee sottili sono rimpiazzabili (giusto per fare l'esempio più banale) con il comunissimo pennino "pulce" che di solito vendono insieme alla cannuccia di plastica (molti di noi lo hanno utilizzato per disegno alle scuole medie). Questi pennini costano un'inezia ed esistono di varie marche e tipologie (nonché flessibilità - io preferisco che il pennino dei dettagli sia abbastanza rigido ad esempio, perché ho la delicatezza di un rinoceronte).

 
Per le linee del G-pen più spesse ed un pennino più flessibile avete solo da provare le opzioni di Mitchell, Gillott, Winsor&Newton, Conté, Leonardt e chi più ne ha più ne metta. Per le linee più spesse... mi sono innamorata del Mitchell Cooper Plate.

 
 
 
Per campiture particolari (come quelle dei capelli) e tratti dal sapore particolarmente grezzo e/o spesso, si utilizza la fude-pen, un pennarello calligrafico che va a sostituire il classico pennello. Le fude-pen hanno diverse dimensioni, possono essere ricaricabili e le setole sono sintetiche quindi meno soggette ad usura rispetto ad un pennello di pelo d'animale. Se il pennello ha setole sintetiche, il vantaggio della fude-pen sta nel fatto che non dovete intingere il pennello nella boccetta di inchiostro ed è praticamente impossibile sbavare o operare qualsivoglia disastro.


Io ne ho una della Muji ma ce ne sono di diverse marche e non credo che sia difficile procurarsene una. Dipende dal lavoro che dovete fare, ovviamente può essere molto utile, ma io non ci vado matta (sarà l'abitudine, ma preferisco il pennello normale).
In generale il prezzo di una fude-pen si aggira fra i 4,00 e i 12,00 €.


Per altri tipi di campitura e linee pesanti si usano i normali pennarelli o i pennarelli a china, anche questi reperibili in qualsiasi cartoleria; ci sono della Staedtler, della Pilot, della Pentel o della Faber Castell, solo per citare alcune marche, di diversi spessori, tratto, durezza, eccetera (per i dettagli di tipo tecnico uno Staedtler Pigment Liner 0.05 può spesso rivelarsi un amico più fedele del pennino).

Per i puristi che vogliono usare, cascasse il mondo, il pennello, mi limito a consigliare l'utilizzo di una marca affidabile e soprattutto di qualità. Il mio consiglio spassionato è quello di rivolgersi alla Winsor&Newton; la serie Cotman potrà facilmente soddisfarvi a prezzi contenuti, ma se volete l'eccellenza... Pennelli in martora Kolinsky Serie 7 Winsor&Newton. Aprirete un mutuo solo per il n° 0 (costa più di 8,00 €), tutto lì.


Costi e Opzioni: Inchiostro.
L'inchiostro dal Giappone. Dai, suvvia...
L'inchiostro della Deleter si divide per tipologia. Il n° 1 è per i principianti (?) e una boccetta da 30ml costra circa 4,20 €. Tutti gli altri (dal n° 2 al 6, da 6,20 a 8,00 € sempre per 30ml) differiscono a seconda della coprenza, rapidità nell'asciugatura e resistenza all'acqua o eventualmente all'alcool presente nei pennarelli usati per la colorazione.
Il banale inchiostro di china nero della Pelikan (credo uno dei più comuni e facili da trovare, ve lo tirano dietro in qualsiasi cartoleria) offre tutto questo in una sola boccetta: si asciuga in fretta, ha una buona coprenza, resiste all'acqua e all'alcool dei pennarelli come Copic e Promarker. Per 30ml di prodotto il costo è di circa 4,00 €.

         


Il mio rivenditore di fiducia mi ha parlato benissimo anche dell'inchiostro della Winsor&Newton, pare sia così denso che va diluito (la cosa mi ha spaventato e non l'ho mai comprato).

Costi e Opzioni: I Retini.
I retini sono degli adesivi in formato B5 su cui viene impressa una stampa. Si ritaglia la sagoma dell'area che si vuole coprire e la si incolla sulla tavola. Per tagliare un retino si una un taglierino. Stendere e applicare sulla carta un retino non è facile come sembra, c'è infatti bisogno di una spatola per incollare e lisciare le trame adesive in modo che non si pieghino o formino bolle. I retini possono anche essere sfumati. Con una gomma dura da inchiostro, tanta peazienza e delicatezza, una volta applicato parte del retino viene sfumata, ovvero cancellata. Questa è un'operazione molto delicata e a volte pericolosa; si rischia infatti di rovinare la pellicola del retino stesso nonché la tavola e l'inchiostrazione.
Le trame e disegni dei retini sono molteplici e vanno dalle più elementari alle più elaborate.
Trovate i retini e tutto il materiale specifico in una cartoleria molto fornita o sul sito MangaEden.



Manuali.
Edizioni Euromanga. I due volumi sul disegno dei personaggi li trovo inutili. Niente che non si trovi gratis in qualsiasi tutorial online della figura umana. Gli altri sono nuovi e non li ho mai visti, ma sembrano interessanti, specialmente gli ultimi due perché includono del materiale.


 
Personaggi Femminili - Personaggi Maschili
120 pagine a colori rilegato in filorefe con sovracoperta in quadricromia.
Prezzo di copertina: 20,00 €

Inchiostrazione
120 pagine a colori rilegato in filorefe con sovracoperta in quadricromia.
Prezzo di copertina: 20,00 €

 
Manga Tutorial: Fude-Pen
Il volumetto è costituito da 14 pagine in bianco e nero, copertina a colori, e contiene due fude pen (una a punta fine e una a punta media) allegate.
Prezzo di copertina: 20,00 €
Manga Tutorial: Retini
Il volumetto è costituito da 14 pagine in bianco e nero, copertina a colori, e contiene quattro fogli di retino professionale di dimensione B4.
Prezzo di copertina: 24,50 €

Link Utili.
deleter.com
mangaeden.eu
mujionline.co.uk
euromanga.it

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domenica 15 gennaio 2012, 2 comments
Ho finito di leggere Il bar sotto il mare di Stefano Benni e l'ho trovato particolarmente gradevole. L'autore si destreggia fra i vari racconti, tutti di genere e stile diverso, senza mai cadere nel banale o lasciare deluso il lettore curioso. Da leggere.
I narratori, che raccontano ognuno una breve storia, sono i ventitre avventori del misterioso locale sottomarino, più l'ospite...

Non so se mi crederete. Passiamo metà della vita a deridere ciò in cui altri credono, e l'altra metà a credere in ciò che altri deridono. Camminavo una notte in riva al mare di Brigantes, dove le case sembravano navi affondate, immerse nella nebbia e nei vapori marini, e il vento dà ai rami degli oleandri lente movenze di alga. Non so dire se cercassi qualcosa, o se fossi inseguito: ricordo che erano tempi difficili ma io ero, per qualche strana ragione, felice.

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sabato 14 gennaio 2012, 2 comments
A volte credi che sia tutto finito.
Invece vieni risucchiata nel vortice.
Anche se in qualche modo è diverso.
Forse è solo che a volte ci capita di inciampare.
Forse abbiamo bisogno di cadere ancora per scoprire se siamo guariti davvero, se quelle ferite sono scomparse.
Le ferite si rimarginano.
Le cicatrici restano.
Bellissime.

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venerdì 13 gennaio 2012, 0 comments
Ho letto Cuore di tenebra di Conrad. Non credo ci sia un gran ché da dire, non mi è piaciuto in maniera particolare, ma non mi è nemmeno dispiaciuto. Non è di facile lettura nonostante si parli di un libro di un centinaio di pagine. Si fa fatica, si fa fatica davvero e alla fine rimani con un pugno di mosche perché non sai esattamente cos'è che hai letto di preciso. E di preciso forse non hai nemmeno letto, hai soltanto fatto un tuffo in un incubo, nel cuore di tenebra. Descrizioni stupende.
C'è sempre da imparare.

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giovedì 12 gennaio 2012, 0 comments
Cominci a leggere Le Affinità Elettive di Goethe con gioiosa determinazione. In breve tempo ti ritrovi sui gomiti, arrancando in una narrazione che ti prova per la capacità dell'autore di dirti tutto e nente contemporaneamente. Arrivata a metà del romanzo ho dovuto prendermi una pausa, respirare e poi ripartire ancora più determinata. A cento pagine dalla fine il ritmo accelera inaspettatamente e di conseguenza anche il tuo ritmo di lettura. Arrivi alla fine e... avviene una sorta di crudele illuminazione. Per oltre trecento pagine Goethe non fa altro che celebrare un sentimento che viene punito da qualcosa di più potente. C'è una giustizia che va al di là delle leggi umane sull'amore, quella giustizia divina che cala sui protagonisti per bocca di un altro personaggio in maniera inequivocabile e letale. Capisci che Goethe ti ha preso per il naso celebrando a parole quello che invece biasima con la morale.

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mercoledì 11 gennaio 2012, 0 comments
A chi piace ragionare attraverso numeri riesce difficile capire delle cose.
Ciò che non si può quantificare è come un problema senza soluzione.
In qualche modo il matematico deve trovare la soluzione al problema.
Come quando ti spiegano che due rette parallele si incontrano solo all'infinito.
A volte ragiono come un matematico.
A volte penso che due rette parallele nella realtà sono solo due rette parallele.
Non si incontrano e basta.

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martedì 10 gennaio 2012, 1 comments
Il tempo scorre e non succede niente.
È come se tutto ciò che mi circonda viaggiasse ad una velocità diversa dalla mia.
Mi muovo lentamente.
Sono grigia mentre il mondo vomita colori.
L'oroscopo dice tutto il contrario di quello che mi capita.
Sarebbe meglio cambiare segno.
Così può non capitarmi qualcos'altro.

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lunedì 9 gennaio 2012, 0 comments
Mangia prega ama diretto da Ryan Murphy (regista di Nip/Tuck, Glee), basato sul romanzo autobiografico di Elizabeth Gilbert "Mangia, prega, ama - Una donna cerca la felicità" (Rizzoli).
Protagonista del film, nel ruolo di Elizabeth Gilbert, è Julia Roberts, affiancata da Javier Bardem (da non confondere con l'americano Jeffrey Dean Morgan, anche se è difficile alquanto), James Franco, Billy Crudup e Richard Jenkins.

Godiamoci il trailer.

Ok, già dai primi 17 secondi avrei dovuto capire, se non tutto, almeno una buona parte del film, o almeno del genere. La solita commedia romantica con Julia Roberts. Il resto del trailer mi spiega tutto il resto del film, ma proprio tutto. E se non l'avessimo ancora capito, i primi minuti del film ce lo ribadiscono ancora una volta. Insomma tempo 10 minuti e sappiamo non solo cosa accadrà per tutta la durata della pellicola ma addirittura come e quale sarà il finale. Ora me ne posso pure andare, grazie.
E va bene, dopotutto è la solita commedia romantica con Julia Roberts, non un trattato di filosofia, prendiamola per quello che è e godiamoci due ore di...
No, non si può, abbiate pietà. Questo film è banale, mediocre, è talmente stupido melenso e... banale, tanto banale e vuoto che va oltre il concetto di banalità stesso. Come se non bastasse è pieno di luoghi comuni, di stereotipi.
Partiamo dall'inizio.

 Elizabeth è una newyorkese bella, sposata, di successo, ma non è felice. Così, come detto dallo sciamano Ketut a Bali, iniziano a susseguirsi tutta una serie di fatti che la porteranno a viaggiare per tornare infine in Indonesia e incontrare ancora Ketut. Elizabeth divorzia, perde i suoi soldi, cerca un po' di vita in un altra relazione passeggera e poi parte. Dove va? A Roma. Perché? Per mangiare. Eh? Per mangiare. Ah, già, il film si intitola "Mangia prega ama". Via col primo verbo e abbuffiamoci!
Abbiamo faticato per superare i vari traumi del naufragio della relazione matrimoniale con il gusto amaro e fastidioso della lentezza, innaffiata dei più banali fra gli stereotipi degli sposalizi volti al termine, siamo dunque pronti per... mangiare.
Ora, io non so quanto il film sia fedele al romanzo, ma se così fosse, bisognerebbe prendere l'autrice Elizabeth Gilbert, gli sceneggiatori e il regista e fare loro del male fisico intraprendendo la via delle punizioni corporali quanto più celermente possibile.

Il capitolo del "mangia" relativo all'Italia è terrificante.
Possiamo spegnere il cervello, goderci il nulla e fregarcene. Oppure possiamo pensare. E pensiamo al perché far capire che siamo a Roma non con una panoramica delle innumerevoli bellezze e tesori della città, ma inquadrando Julia Roberts vicino ad un cartello con scritto "uscita". È terribile, non c'è nient'altro da dire, è già terribile così. Spiegatemi poi perché la donna che affitta la casa alla protagonista è siciliana. Voglio il perché di tutto questo e lo voglio adesso. Non è difficile: Roma, romani, Sicilia, siciliani. Non è che superata una certa età tute le donne d'Italia diventano delle matrone meridionali che parlano di "fimmine e famigghia". Ma scherziamo? Ma questo è solo l'incipit di una carrellata senza fine di luoghi comuni sull'Italia e sugli italiani da rizzamento dei peli.
La "filosofia del dolce far nulla" su ogni cosa per gli americani è l'essenza dell'Italia; noi ci godiamo la vita, razzoliamo per le strade senza nulla da fare e non pensiamo a niente altro se non a rimpinzarci. Chi è che non ha pensato che questa fosse un'assurdità!? Siamo un popolo che si esprime preferibilmente a gesti e parolacce; i ragazzi corrono dietro alle ragazze facendo versi e lanciando epiteti, oppure direttamente limonano spogliando le pulzelle in strada; e mangiamo sempre fino a scoppiare. Eh, sì, proprio così. Mangiamo anche il tacchino per colazione col caffè. Ah, sono le nove del mattino, mi godo una bella fetta di tacchino al forno pucciata nel caffelatte... ma siete impazziti?! Poi Elizabeth corre fino a Napoli per mangiare un bella pizza. Sì, avete capito bene: lei va a Napoli solo per mangiare una pizza, non per, magari, visitare la città e poi mangiare anche la pizza. Ma a Roma non le fanno? Oh, e l'inquadratura delle vie di Napoli? Imperdibile davvero con quella bella croce della farmacia col neon verde in primo piano.
Piena come una botte fino a scoppiare, Elizabeth intraprende il suo viaggio in India per "pregare" appunto. Qui tecnicamente dovrebbe esserci la fase dell'elaborazione del dramma, ma mi sono persa fra i soliti stereotipi, dialoghi e climax mancati per potermene accorgere. La permanenza in india si conclude con una bella voce fuori campo della protagonista che dice "Dio risiede in me, è in me" ...e proprio a quel punto arriva un elefente che le si avvicna e, ma tu guarda, ha un grosso cuore disegnato sulla testa... Ma proprio non ci siamo.
Capitolo dedicato al verbo "amare", chissà cosa potrà mai succedere! Sono curiosa, vediamo un po'.

Elizabeth torna a Bali dallo sciamano Ketut e avviene un incontro/scrontro con... ma che ve lo dico a fare, ovviamente col suo nuovo amore. Sopravvissuta, scopre che Felipe non è un pazzo omicida, ma un uomo tanto tenero e tanto caro col cuore spezzato da un matrimonio finito dieci anni prima, che piange quando deve salutare il figlio ed è tanto buono, tanto dolce e tanto caro e tanto bla bla bla... e loro passano il tempo a fornicare, leggere e ballare, mentre tu preghi che tutto abbia fine presto, che ci sia una svolta di quelle potenti, una svolta shakespeariana alla Romeo e Giulietta, ma niente.
Superata l'infiammazione alla vescica dovuta a troppa "attività" e una colletta per la sua amica guaritrice, scopriamo che la povera Elizabeth ha ancora paura di amare, non vuole perdere se stessa, il suo equilibrio, che ha riconquistato con tanta fatica, oh, mamma mia, sparatele e facciamola finita! Felipe le confessa di amarla e di volere una vita con lei, ma lei ha paura e che fa? Lo pianta.
Pronta a ripartire per New York, sono solo le parole dello sciamano a fermarla: "Perdere equilibrio per amore fa parte di vita equilibrata". Lei allora torna subito da lui e siamo tutti felici. Yeeeh...

L'idea in sé non è male, il problema è che il film è fatto male. Non provo alcuna empatia, alcun sentimento per la protagonista. Oltretutto non è una cosa tuto sommato fattibile per la maggiorparte delle persone. Ma chi se lo può permettere di prendersi un anno per viaggiare per il mondo? E con quali soldi? Beata te che puoi viaggiare, cara Elizabeth. Noi persone normali affrontiamo la fine di una relazione continuando a fare la vita di sempre... sperando di non incappare in un film mediocre come questo.


Altre recensioni:
mangia prega ama recensione su everyeye.it
mangia prega ama recensione su cineblog.it
mangia prega ama recensione su mymovies.it

Info:
mangia prega ama scheda wikipedia

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